FORMAZIONE

Nato a Milano nel 1963, Franco Bartolo Longo a soli tre anni incontra l’arte e da quel momento è amore prima vista e il matrimonio è per sempre.

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Milano. Il Duomo

Stimolato dalla madre e sostenuto dal padre, è sempre occupato a disegnare e colorare. Le mezze matite colorate, più adatte alla sua piccola mano, sono i suoi primi strumenti di gioco e, di conseguenza, il primo grande amore. tanto che, ancora oggi, le matite ed in particolare, quelle colorate, restano la tecnica più apprezzata dall’artista.

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Mezze matite colorate

A cinque anni comincia con le con le sperimentazioni. Smontare e rimontare (correttamente) i suoi giocattoli meccanici ed elettrici è il passatempo preferito. A 7 anni scopre la falegnameria. Suo padre gli procura piccoli scarti di legno da una falegnameria sotto casa e, con l’aiuto di martellino, traforo e colla, cominciava a pasticciare e poi a costruire. Col tempo questi trucioli diventano vere e proprie sculture.

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Martellino e traforo sono quelli originali di quando era bambino.

Macchine, aerei e figure umane prendevano maldestramente forma durante le sue avventure creative. Col tempo le sue creazioni evolvono.

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In alto due opere dell’adolescente Franco

Dai dieci anni in poi  si dedica all’elettricità e li, la sperimentazione, produce serie ferite sulla sua pelle. Durante gli esperimenti, oltre alla pelle, veniva coinvolto anche  l’impianto elettrico di casa, mandato diverse volte in fiamme. Col tempo, consigliato dal padre, studia Elettronica Industriale. la madre propendeva per una scuola d’arte.

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Attrezzi originali usati dal piccolo Longo

A dodici, seguendo le orme del nonno materno, si appassiona al giardinaggio e all’erboristeria. Più avanti negli anni, inizia a collezionare di tutto.  A 17,  lo troviamo bassista in una band. Cinque elementi che, mettendo assieme le proprie passioni musicali, iniziano a comporre brani da soli.

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I suoi strumenti

Un giorno il batterista del gruppo si presenta alle quotidiane prove musicali con tele, pennelli e colori. Opportunità preziosa perché incontra per la prima volta la pittura. Quindi, oltre a suonare, i cinque ragazzi, tra un brano da loro composto e una necessaria dose di goliardia, dipingono fianco a fianco sulla stessa tela. Lavori corali di poco valore, però utili a cementare il gruppo e far contrarre il “virus” della “pittura seria” al Longo.
Col tempo quest’ultima prende sempre più piede e alla musica viene riservato il ruolo di “focosa amante segreta”.
Ben presto prevale il bisogno di affermarsi come artista singolo.

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Leonardo da Vinci e il suo “Uomo Vitruviano

Leonardo da Vinci è, da sempre, un grande stimolo per lui. Comincia a copiare i disegni del “Maestro” e li trasforma in dipinti ad olio.
La natura si rivela, invece,  la seconda vena tematica prendendo spunto dalle conoscenze di botanica acquisite qualche anno prima.
Da lì in poi, comincia una scalata ricca di affermazioni e forti conferme.
Appena iniziato a dipingere, avverte subito il bisogno di frequentare i pittori di Crotone, sua città di residenza, per apprendere i segreti e i rudimenti estetici. Segue, in particolare, i maestri Salvatore Ferragina e​

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Un’opera del Maestro Salvatore Ferragina
Il Maestro Antonio Sfortuniano (Totò)
Il Maestro Antonio Sfortuniano (Totò)

Antonio Sfortuniano, entrambi crotonesi e molto più dotati e professionali rispetto ad altri artisti. Frequenta anche l’ingegnere Rosario Collia (padre del tastierista della band sopra citata), il quale inizia ad inoculare nel Longo l’amore per la grafica.

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L’ingegniere, gallerista e mercante d’arte Rosario Collia

Qualche anno prima, il Collia lascia l’attività di ingegneria per dedicarsi anima e corpo all’arte, aprendo diverse gallerie e veste i panni di mercante d’arte. Assieme al Collia, anche Antonio Sfortuniano (pittore e incisore) lo spingono verso le arti incisorie. Dopo alcuni anni si trasferisce a Catanzaro per studiare elettronica industriale. Ivi fa la conoscenza del Maestro Antonino Maria Garufi, siciliano di Messina che, per amore, si trasferisce nella Città dei Tre Colli.

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Franco Bartolo Longo assieme al Maestro Antonino Maria Garufi (Nino)

Cominciarono le frequentazioni col maestro messinese e gli artisti catanzaresi. Un’altro gradino era stato salito verso mete più prestigiose.

Iniziano le prime mostre fuori dal territorio calabrese.

Franco Bartolo Longo, però, sente col passare del tempo la necessità di ricercare nuovi stimoli e strade diverse. Si dedica, così, prima alla fotografia paesaggistica e poi a quella ritrattistica seguendo prima i dettami del fotografo americano Ansel Adams e poi quelle dell’armeno Yousuf Karsh. Dedica un lungo tempo alla fotografia sperimentale ed alle antiche tecniche di stampa. Il TIME utilizza una sua foto per la copertina.

​Il fotografo Ansel Adams

​Il fotografo Yousuf Karsh

A 22 anni abbandona definitivamente la musica e si dedica completamente alla pittura, all’incisione ed alla fotografia. Consigliato dal Maestro Sfortuniano, frequenta Urbino sia per esposizioni sia per corsi di incisione. 

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Urbino città ideale del Rinascimento

Le mostre, sempre personali, aumentano sia in numero che in qualità.

​Iniziano le prime mostre all’ estero.

Incontra il maestro Dario Modena, milanese. Grazie a lui, inizia ad usare tele e colori di grande qualità mezzi, che tutt’ora adopera. Il sodalizio dura ben 12 anni. Seguito dal Maestro Modena, Longo lavora al suo fianco senza sosta o svaghi nello studio di Loppeglia (LU) nella splendida Garfagnana. Il Maestro è rigido sul lavoro ed anche nella vita.

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Col Maestro Dario Modena a Firenze

Dopo tale periodo, Franco Bartolo Longo avverte il bisogno di cambiare ancora una volta e di salire altri gradini. Passano diversi anni di altra folle sperimentazione e ricerca di forme impasti cromatici e temi nuovi. Prossima un’altra svolta. Nel Frattempo, utilizzando lo pseudonimo di Cesare Aqilano, mette in mostra le sue sperimentazioni per ben tre anni.

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Cesare Aqilano pseudonimo usato da Franco Bartolo Longo per tre anni

Un giorno, durante un incontro col gallerista/ingegnere Collia, questi lo mette in comunicazione col maestro Giorgio Michetti, la cui fama è internazionale. E’ l’incontro che attendeva da anni. Col maestro Michetti il vincolo artistico dura sei anni. La sua dinamicità è proverbiale e mette il Nostro, a suo agio da una parte ma lo bastona, metaforicamente, sulla pennellata e sull’impasto libero e divertito. (Lo scatto di seguito, dimostra l’esuberanza del maestro). Dopo quel periodo e per una sfortunata circostanza, perde di vista il maestro e si ritrova a lavorare da solo senza una guida qualificata.

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​​Il Maestro Giorgio Michetti

Alla ricerca di sensazioni e stimoli nuovi continua ad esporre in ogni dove e, inquesto peregrinare, viene presentato all’ antiquario Luigi Armondi, di Brescia, che gli consiglia di studiare il colore dal punto di vista chimico e di conseguenza di creare i colori in autonomia. Dopo quell’ incontro, e a seguito degli studi fatti, per sedici anni non utilizzerà più il blu. Colore che non sentiva perché troppo freddo e distante dal suo animo.

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L’antiquario Luigi Armondi di Brescia

Il pubblico apprezza il calore che sprigionano le tele orfane del loro blu. Quegli anni sono caratterizzati da una maggiore e spasmodica ricerca di una guida autorevole. L’imperativo è sempre stato “ELEVARSI”. Elevarsi sia con la pittura sia con lo spirito. Aspetto questo molto curato dal Longo. Spiritualità e non religione. La ricerca da i suoi frutti. Incontra il rinomato maestro Francesco Ferrovecchio, titolare della Cattedra di Tecniche dell’Incisione presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. Il nostro conquista il predetto con una xilografia a 11 colori ed unica matrice. Per qualche anno il sodalizio è forte e la collaborazione assidua. Il nostro artista assorbe come una spugna tutti i dettami del Maestro Ferrovecchio il quale, a breve passerà a miglior vita.

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Il Maestro incisore Francesco Ferrovecchio

La ricerca continua più spasmodica di prima. Nel 2014, Franco ritrova così come l’aveva perduto il Maestro Michetti, che intanto aveva compiuto 103 anni. L’incontro ridà slancio alla tavolozza ed al modo di dipingere del nostro artista. Reinserisce il blu e ripropone una tavolozza ricchissima di colore nonostante abbia ridotto a pochissime tinte i colori usati. A giugno 2019 il Maestro Michetti sposta il suo studio in Paradiso. Il nostro si rimette alla ricerca di un valido sostituto che lo porti a livelli ancora più alti.

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Il Maestro Michetti a 105 anni. Foto Sergio Fortuna

​Ad oggi, le opere di Franco Bartolo Longo, sono presenti in collezioni pubbliche e private in America, in tutta l’Europa e in buona parte del resto del mondo.

Attualmente vive a Crotone    

Artisti da cui ha tratto ispirazione

    • Alberto Vargas

    • Amedeo Modigliani

    • Ansel Adams

    • Antoni Gaudí

    • Antonio Possenti

    • Arnold Böcklin

    • Claude Monet

    • Egon Schiele

    • Emanuele Luzzati

    • Emilio Greco

    • Ennio Morlotti

    • Fausto Pirandello

    • Federico Fellini

    • Filippo Palizzi

    • George Grosz

    • George Lucas

    • Giorgio De Chirico

    • Giorgio Michetti

    • Giovanni Boldini

    • Giovanni Brancaccio

    • Giovanni Fattori

    • Giuseppe Migneco

    • Henri Cartier-Bresson

    • Hugo Pratt

    • Ieoh Ming Pei

    • Katsushika Hokusai

    • Le Corbusier (Charles-Édouard Jeanneret-Gris )

    • Léonard Misonne

    • Leonardo da Vinci

    • Lina Wertmüller

    • Marc Chagall

    • Mario Sironi

    • Mario Tozzi

    • Massimo Campigli

    • Michael Kenna

    • Milo Manara

    • Mino Maccari

    • Paul Cézanne

    • Paul Klee

    • Pietro Annigoni

    • Remo Squillantini

    • Renzo Piano

    • Riccardo Tommasi Ferroni

    • Salvatore Provino

    • Santiago Calatrava

    • Sergio Leone

    • Stanley Kubrick

    • Steven Spielberg

    • Tim Burton

    • Tom Wright

    • Trento Longaretti

    • Tullio Pericoli

    • Umberto Boccioni

    • Utagawa Kuniyoshi

    • Vincent Van Gogh

    • William Turner

    • Max Klinger

4 Replies to “FORMAZIONE”

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